Indicazioni ed appropriatezza

L’informazione di massa e su internet ha prodotto tra la gente l’Idea che “con un semplice intervento” ed una degenza breve sia possibile risolvere problemi di salute quanto mai vari. Lasciando da parte il fatto che nessun intervento chirurgico è un “semplice intervento”, la realtà delle cose è ben diversa

L’idea che il rischio di possibili problemi sia sempre prevenibile e che quindi non si DEBBANO verificare complicanze in corso di trattamento è priva di ogni fondamento reale tant’è vero che la maggior parte delle ricerche che vengono pubblicate vertono proprio sulla valutazione del tasso di complicanze correlato ad ogni trattamento eseguito, medico o chirurgico. Solo sui giornali e su internet i fatti vengono presentati sotto una luce diversa dove tutto si conclude sempre per il meglio.

Questa premessa serve per chiarire che le complicanze in medicina ed in chirurgia sono una realtà ineliminabile. Il nostro continuo aggiornamento professionale serve a ridurle nella misura maggiore possibile.

Ecco perché ogni soluzione di tipo chirurgico che viene proposta deve essere valutata con il paziente per permettergli di scegliere in autonomia se affrontare e probabilmente risolvere o migliorare un problema di salute attraverso un intervento. Tale scelta si compone di due parti ben distinte e non disgiungibili che devono essere accettate in un blocco unico:

  • Il conseguimento del risultato (miglioramento, guarigione o comunque l’obbiettivo che ci si propone di raggiungere)
  • L’accettazione della possibilità che possano verificarsi ulteriori problemi (ad esempo l’infezione di una ferita chirurgica)

Proprio per questo motivo ogni soluzione chirurgica deve essere proposta in modo APPROPRIATO e condiviso con il paziente.

Appropriatezza significa proporre soluzioni la cui validità sia supportata da studi pianificati e condotti in modo tale da produrre informazioni valide e prive di errori sistematici.

Un trattamento chirurgico è appropriato se:

  • Non vi sono terapie non invasive che permettano di ottenere lo stesso risultato
  • I trattamenti conservativi non hanno condotto ad un miglioramento
  • La letteratura scientifica conferma che la scelta proposta è confacente al problema clinico
  • Il paziente, informato, chiede al medico di operarlo.

La consulenza specialistica serve a discutere proprio questi punti.

Un esempio pratico di quotidiano interesse: L’ERNIA DISCALE.

A parte il caso di deficit neurologico ingravescente (perdita di forza dell’arto inferiore) non ci sono indicazioni chirurgiche ASSOLUTE. Sappiamo che pazienti con ernia discale operati e non, se valutati ad un anno dall’insorgenza dei sintomi, stanno ugualmente bene ma i pazienti operati sono migliorati MOLTO PIU’ IN FRETTA e sono tornati prima alle loro occupazioni. Hanno cioè ottenuto i vantaggi che l’intervento gli ha dato al prezzo del rischio delle possibili complicanze. Chi non ha voluto correre tale rischio ha aspettato con dolore che la guarigione sopravvenisse. Entrambe le scelte sono condivisibili ma si comprende come siano frutto di una decisione molto personale: c’è chi preferisce correre un piccolo rischio e risolvere il dolore, chi invece preferisce aspettare. Per approfondimenti vedere la pagina ERNIA DISCALE.

APPROPRIATEZZA DELLA CONSULENZA

Argomento di vitale importanza: chi ha titolo per esprimere una valutazione di merito su un trattamento medico (opportunità, vantaggi, rischi, etc)?

Troppo spesso ci si scontra con l’affermazione perentoria “operare alla schiena è troppo pericoloso”. Se la fonte di tale informazione è il sentire comune è facile capire che valore scientifico abbia: nessuno. Ma se come talvolta avviene la fonte è medica bisogna chiedersi con quale competenza sia stata formulata.

Mi capita sovente di sconsigliare un intervento chirurgico a pazienti anziani con molte altre patologie oltre a quella della colonna. Lo faccio perché il mio mestiere è quello di eseguire quel tipo di intervento e so quanto sia o meno invasivo, non ho la stessa conoscenza sugli interventi urologici in merito ai quali mi astengo dal fornire giudizi.

Ogni valutazione in merito ad un intervento chirurgico è attendibile solo se formulata da chi tale intervento è in grado poi di eseguirlo in prima persona.

Un'altra fonte attendibile di valutazione è quella dell’anestesista che collabora in sala operatoria con un equipe di chirurgia vertebrale.